Il banjo di mio fratello – Un’autobiografia

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Da sempre per gli amici sono "Milzo". Ho iniziato ad amare la musica quando da piccolissimo, imparai a giostrare i dischi di mio fratello che ha ben vent'anni più di me, con un vecchio e scalcinato apparecchio mono. Ho odiato la musica quando ascoltavo mio fratello cantare stonatissimo, le canzoni del primo Adriano Celentano. Andai letteralmente in delirio quando lo vidi tagliare le corde al suo banjo per usarlo come tamburello.

Finite le scuole medie, aggiustai il banjo di mio fratello con l'intento di formare una band. Ci chiamavamo Alibi e volevamo fare i Beatles ma il banjo non centrava niente, allora scelsi il basso perché Paul McCartney aveva il mio stesso nome ed è mancino come me, inoltre il basso aveva qualche corda in meno e a quei tempi faceva più figo. Decisi coraggiosamente che avremmo fatto solo musica nostra. Praticamente arrivai a vent'anni a suon di prove per potermi esibire in quei pochi locali che non chiedevano solo Liga-Vasco-Battisti con tutto il rispetto parlando… Realizzammo pure un album dal titolo “la Baia del Re”, attualmente introvabile è solo su vinile. Decisi poi di far cantare le mie canzoni ad una ragazza giovane-bella-brava e fondai gli Erika x Mania, con i quali pubblicai un CD per l'etichetta NAR-RTI. Un paio d'anni dopo, assieme a Luca Gallina, Igor Gobbo e Annalaura Avanzi (Aua) fondai il gruppo dei Pincapallina.

Con i Pinca arrivò un contratto con la Columbia Sony Music, tre CD singoli, un album, e la partecipazione al festival di Sanremo del 2001 nella categoria nuove proposte. La mia personale vittoria fu quella di aver lavorato e fatto amicizia con Roberto Colombo che è uno dei più geniali e creativi artigiani della musica che abbiamo la fortuna di avere nel nostro paese.

Roberto Colombo mi chiamò a dicembre dello stesso anno mentre stava ultimando il disco di Antonella Ruggiero. Con Antonella ho realizzato i testi di otto canzoni nel suo omonimo album e mi ritengo estremamente fortunato, considerando che sono sempre stato un suo fan. Un'altra persona importante che ho incontrato sulla mia strada perché abitava a ottocento metri da me è Charlie Cinelli. Chiedere di Charlie a Brescia è come chiedere di Bruce Springsteen nel New Jersey. Grazie a lui ho continuato un'intensa attività live come bassista, abbiamo scritto canzoni insieme, e siamo stati nella band stabile nel programma TV di Fabio Volo "coyote" in onda su MTV.

Poi, "Nudist e altre storie" un disco tutto mio. Un disco nel quale canto e naturalmente suono pure il banjo di mio fratello.

La mia storia con la musica è una storia di sfizi, se si vuol dare questo nome alla passione bruciante. Dal Conservatorio all’esordio a Sanremo con i Pincapallina a "Nudist" (accolto nel 2004 da un buon riscontro di critica e di pubblico), passando attraverso un’importante esperienza di collaborazione con Antonella Ruggiero, fino a presentare "Rétro" nel 2010 con una profonda consapevolezza personale del panorama musicale attuale.
 Una serie di circostanze che definirei "particolari" hanno causato ritardi e soste: la felice nascita di mio figlio Pietro, che oggi suona il violino, non può certo paragonarsi ad un intervento chirurgico ai polmoni e alla frattura bilaterale dei polsi dopo una caduta in mountain bike. Una vite nel polso sinistro… e suonare diventa davvero impossibile.

Ma non per me. La passione si è fatta largo piano piano, non saprei se per amore o per dolore. Affinando una tecnica meno cruenta dello "strumming" a favore del "finger style" ho praticamente "reimparato" a suonare ". Un passaggio impegnativo, che ha dato i suoi frutti. "A legare "Nudist" e "Rétro", c’ è una versione live di "Corvina nera". E nel mio sguardo, benché i due dischi non si somiglino poi tanto, rispondono con coerenza a diverse fasi della mia visione umana e artistica. Diversi perché cambiamo e veniamo cambiati. Diversi perché chiedo a me stesso qualcosa di unico ad ogni tappa. Arriviamo ad oggi, prende forma un nuovo progetto: 

Brèssanova 

Ascoltando dei classici di musica brasiliana ed in particolare quel genere che tutti chiamiamo Bossa Nova, ho avuto la sensazione di sentire alcune parole nel nostro dialetto. Mi è successo ascoltando i grandi interpreti di questa musica quali Joao Gilberto e Tom Jobim, ma la stessa impressione, anzi amplificata, l’ho avuta ascoltando le voci femminili come le grandi Elis Regina e Gal Costa.

Ho avuto la sensazione che tra Brescia ed il Brasile ci fossero molte affinità, a partire dalle prime due lettere che compongono il loro nome.

In Brasile c’è una città che si chiama Nova Bréscia, fondata da una comunità di emigranti bresciani provenienti per la maggior parte dalla Val Camonica.

L’esperienza maturata negli anni passati mi aveva già stimolato a provare a cimentarmi col dialetto, ma volevo farlo con una diversa intenzione, un diverso stile. Ecco che ora, ascoltando delle vecchie canzoni degli anni ‘50 e ‘60 è arrivata la folgorazione: prendere le più famose canzoni brasiliane e cantarle in dialetto, duettando con una bella voce femminile, Anna Maria Di Lena, ed utilizzando un dialetto che sta progressivamente scomparendo, quello delle campagne bresciane dei primi del ‘900, in particolar modo dell’est bresciano, tra Rezzato ed il Lago di Garda  che sono poi le mie zone d’origine che maggiormente frequento. Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con grandi saggi della lingua, come i contadini ultra ottantacinquenni che abitano nelle cascine di Mocasina, il paese dove vivo. Da sempre ho tratto spunti dalle loro storie, dai loro racconti ed anche questa volta non ho fatto eccezione: le storie, la consulenza letteraria e grammaticale sono dei grandi anziani.

Ho volutamente scelto i brani più famosi, quasi tutti del grande Tom Jobim e quasi sempre nella versione interpretata da Joao Gilberto, ad eccezione di un unico brano che scrissi nel 2003 con Antonella Ruggiero e che lei interpretò in italiano nel suo omonimo album. Per quanto riguarda la musica ho cercato di essere il più rispettoso possibile della versione originale avvalendomi di alcuni tra i miglior musicisti della scena bresciana, quali il chitarrista Sandro Gibellini, Charlie Cinelli (qui in versione di contrabbassista), Andrea Bettini alla fisarmonica, Cesare Valbusa alle percussioni, Enzo Santoro al flauto, Maurizio Viola, Piergiorgio Cinelli ed un eccellente violinista di soli 11 anni: mio figlio Pietro.