Ascoltando dei classici di musica brasiliana ed in particolare quel genere che tutti chiamiamo Bossa Nova, ho avuto la sensazione di sentire alcune parole nel nostro dialetto. Mi è successo ascoltando i grandi interpreti di questa musica quali Joao Gilberto e Tom Jobim, ma la stessa impressione, anzi amplificata, l’ho avuta ascoltando le voci femminili come le grandi Elis Regina e Gal Costa. Tra Brescia ed il Brasile ci sono molte affinità, a partire dalle prime due lettere che compongono il nome e c’è una città che si chiama Nova Bréscia, fondata da una comunità di emigranti bresciani.

L’esperienza maturata negli anni passati mi aveva già stimolato a provare a cimentarmi col dialetto, ma volevo farlo con una diversa intenzione, un diverso stile. Ecco che ora, ascoltando delle vecchie canzoni brasiliane degli anni ‘50 e ‘60 è arrivata la folgorazione: prendere le più famose e cantarle in dialetto, duettando con una bella voce femminile, Anna Maria Di Lena, ed utilizzando un linguaggio che sta progressivamente scomparendo, quello delle campagne bresciane dei primi del ‘900, in particolar modo dell’est bresciano, tra Rezzato ed il Lago di Garda che sono poi le mie zone. Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con grandi saggi della lingua, come i contadini ultra ottantacinquenni che abitano nelle cascine di Mocasina, il paese dove vivo. Da sempre ho tratto spunti dalle loro storie, dai loro racconti ed anche questa volta non ho fatto eccezione: le storie, la consulenza letteraria e grammaticale sono dei grandi anziani.

Ho volutamente scelto i brani più famosi, quasi tutti del grande Tom Jobim e quasi sempre nella versione interpretata da Joao Gilberto, ad eccezione di un unico brano che scrissi nel 2003 con Antonella Ruggiero e che lei interpretò in italiano nel suo omonimo album. Per quanto riguarda la musica ho cercato di essere il più rispettoso possibile della versione originale avvalendomi di alcuni tra i miglior musicisti della scena bresciana, quali il chitarrista Sandro Gibellini, Charlie Cinelli (qui in versione di contrabbassista), Andrea Bettini alla fisarmonica, Cesare Valbusa alle percussioni, Enzo Santoro al flauto, Maurizio Viola, Piergiorgio Cinelli ed un eccellente violinista di soli 11 anni: mio figlio Pietro.

 

1. Aqua de Màrs (Aguas De Março): il più classico dei duetti brasiliani. In origine cantato dallo stesso autore (Jobim) con Elis Regina. Nella versione dialettale descrive frammenti di vita contadina, dove l’acqua di Marzo non annuncia la fine dell’estate come nell’originale, ma l’acqua che, in modo provvidenziale, bagna i terreni agricoli.

 

2. La piàsa (Corcovado): Corcovado è un luogo simbolo per Rio de Janeiro, sulla sua sommità accoglie la statua del Redentore.  Allo stesso modo Piazza Loggia è un luogo simbolo per Brescia. Anche in copertina del CD è raffigurata in versione notturna, ad opera del noto pittore Angelo Fiessi, nato a Castenedolo nel 1891.

 

3.Tristèsa e Malinconìa (Chega de saudade). Questa è considerata da molti il primo brano di bossa nova, pubblicato per la prima volta nel 1958 cantata da Elizete Cardoso, e con un giovane Joao Gilberto alla chitarra, con lo stile che diventerà poi il classico modo di suonare la bossa nova. È un brano che anche in originale parla di nostalgia e nella versione dialettale diventa la lettera di un soldato della grande guerra, indirizzata alla propria madre.

 

4. Stunàt (desafinado). Duetto con Piergiorgio Cinelli. Il brano che nella versione di Joao Gilberto e Stan Getz del 1964 ha raggiunto il successo planetario. In futuro Stan Getz la presenterà come il brano che ha assicurato il futuro ai suoi figli. Come nella versione originale si gioca tra il doppio senso di stonare cantando e stonare nella vita.

 

5. Gingì (Dindi).  Una bellissima poesia d’amore nella versione di Jobim, diventa nella versione dialettale, la rinnovata dichiarazione d’amore di una donna al proprio compagno di una vita. Una piccola curiosità: la versione sul cd è cantata da Anna Maria Di Lena mentre leggeva per la prima volta il testo e provava il livello del microfono. Era talmente carica di sentimento che l’abbiamo tenuta tale e quale (buona la prima!).

 

6. L'àlba (e preciso perdoar). Il brano più ipnotico del cd. Parla dell’alba come momento di transizione e in equilibrio tra la notte e il giorno, tra il buio ed il chiaro, tra il silenzio ed il rumore. Da notare il grande lavoro di Cesare Valbusa con le percussioni, tutte rigorosamente suonate in multi traccia senza l’ausilio di loops o campionature.

 

7. Me bèla pütìna (garota de ipanema). La bossa nova più famosa al mondo resa celebre dalla magistrale interpretazione di Frank Sinatra, diventata ormai uno standard Jazz. Nella versione dialettale diventa una ninnananna cantata alla figlia ormai adulta, ricordando le coccole in giovanissima età, quando si poteva stare in tre nello stesso letto.

 

8. L’è zà ùra (Izaura). Al tempo di samba racconto in dialetto quel facile pettegolezzo di paese, di quando una ragazza si intrattiene a chiacchierare con un bel giovane e già si sospetta una tresca amorosa.

9. La bianchìna (l’aviatrice). In forma di bossa nova una canzone scritta a quattro mani con Antonella Ruggiero, originariamente dedicata ad Amelia Earhart che fu la prima grande aviatrice. Qui diventa una lode alla Bianchina, la famosa utilitaria introdotta sul mercato dall’Autobianchi nel 1957.

 

10. Una nota apéna (samba do uma nota so). In questa versione si sottolinea come non serva utilizzare uno sproloquio nei testi, senza trasmettere alcun significato. Allo stesso modo nella musica, non sono necessarie infinite note per fare una bella canzone, ma sono sufficienti belle note e belle parole. Motivo per cui ho scelto di chiudere il lavoro con questo brano, augurando una buona notte a tutti i musicisti (buonanòt ai sunadùr) che hanno preso parte al progetto.

Bibliografia :

Nuovo Vocabolario Ortografico Bresciano

di Giovanni Scaramella

Zanetti Editore